LA   GIUSTIFICAZIONE

 

 

In Gen. 2:17 Dio disse :”Non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male; perché , nel giorno che tu ne mangerai per certo tu morrai”.

L’uomo riceve dal suo Dio e Creatore il primo comandamento e il primo avviso. Il primo e’ di “non toccare”, volendo significare ”questo e’ il mio volere”. Il secondo e’ un avviso della punizione che ricevette e riceve l’uomo se disubbidisce a Dio.

Genesi 3:6 ci dice che quel comandamento non trovò luogo di timore nell’uomo, e nacque il peccato e la morte, e quì vediamo la giustizia di Dio andare in onda.

Ora l’uomo e’ sotto il giudizio davanti a Dio, il Giusto Giudice per essere condannato.

Chi poteva pagare per soddisfare quella giustizia di Dio? L’uomo ormai si trovava davanti al suo Dio per essere giudicato.

L’avvenimento più importante e la dottrina centrale del Nuovo Testamento possono riassumersi con le parole “Cristo morì per i nostri peccati”.

Il peccato ha creato un ostacolo tra l’uomo e Dio che non può essere rimosso dall’uomo, è Dio che deve prendere l’iniziativa e salvare l’uomo. La Scrittura testimonia che Dio lo ha fatto: Egli ha mandato il Suo Figliuolo per rendere possibile la riconciliazione dell’uomo con Dio.

Cristo ha rimosso la barriera morendo per i nostri peccati, ha portato ciò che noi avremmo dovuto portare; Egli ha compiuto per noi ciò che eravamo impotenti di fare da noi stessi e ha fatto tutto ciò perchè tale era la volontà del Padre.

Questa è l’essenza dell’espiazione. Espiare significa coprire. Un peccato espiato è un peccato sottratto alla vista di Dio, coperto. ”Beato l’uomo la cui trasgressione è rimessa e il cui peccato è coperto” (Sal.32:1).

La morte di Cristo, che riconciliava il Dio santo e l’uomo peccatore, è un espiazione perché essa copre il peccato degli uomini ed offre a Dio la possibilità di perdonare, pertanto viene soddisfatta la sua giustizia.

Espiare sarebbe per il colpevole sopportare la pena meritata. Ma per l’innocente, per Gesù, significa patire la pena meritata da altri; significa soffrire al posto degli altri( 1 Pietro 2:24; 3:18).

Il male deve essere punito, Iddio non terrà il colpevole per innocente (Es. 34:7).

Gesù ha accettato di portare il peso di questa sanzione, di questa condanna universale.

Colui che si avvicina a lui per fede si identifica con lui per essere punito in lui al fine di essere poi perdonato in lui.

La morte di Gesù fu un reale sacrificio per il peccato. Gesù viene definito come l’Agnello ucciso fin dalla fondazione del mondo( Ap. 13:8), agnello senza difetto e senza macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi ( 1 Pietro 1:19-20).

Poiché dovevano passare centinaia di anni prima che il sacrificio di Cristo si consumasse, Iddio ordinò una istituzione che avrebbe dovuto essere l’ombra del Sacrificio Perfetto e divenire anche un mezzo di grazia per il penitente e il credente ovvero il sacrificio degli animali ”Senza spargimento di sangue, non c’è remissione” (Ebrei 9.22).

Questi sacrifici dell’Antico Testamento erano buoni perché consentivano a chi avesse peccato di poter essere ristabilito nello stato di grazia e, riconciliato con Dio, continuare a godere della sua comunione.

Quando l’Israelita aveva fedelmente adempiuto alle condizioni prescritte poteva riposare sulla promessa                                    “Così il sacerdote, farà l’espiazione del peccato di lui, e gli sarà perdonato” (Levitico 4:26).

Era evidente che il sacrificio di un animale era impotente a redimere spiritualmente un’anima ”Perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati” (Ebrei 10.4).

I sacrifici al massimo, potevano essere un mezzo temporaneo ed imperfetto per coprire il peccato finché non fosse venuta una redenzione perfetta.

La loro ripetizione indicava la loro imperfezione.

Ciò che non potevano fare i sacrifici della legge è stato operato dal perfetto sacrificio di Cristo “E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio” (Ebrei 10:11-12).

 

Sul Calvario Cristo, il Sacerdote, offrì se stesso come sacrificio, per assicurare il perdono dell’uomo e la sua accettazione davanti a Dio.

La sua vita fu una preparazione alla Sua opera sacerdotale, il Figliuolo Eterno partecipò della nostra natura   ( Ebrei 2:14-16) e delle nostre esperienze perché, altrimenti, non avrebbe potuto rappresentare l’uomo dinanzi a Dio, né offrire sacrifici, né avrebbe potuto soccorrere l’umanità tentata se non avesse conosciuto per esperienza che cos’è la tentazione.

Un sacerdote deve pertanto essere umano, un angelo non potrebbe essere sacerdote degli uomini.

Il sommo sacerdote d’Israele veniva consacrato per rappresentare l’uomo davanti a Dio e per offrire sacrifici che avrebbero assicurato il perdono e l’accettazione di Israele.

Una volta l’anno il sommo sacerdote faceva l’espiazione per Israele: in senso figurato egli era il loro salvatore, che appariva alla presenza di Dio per assicurare il perdono.

I sacrifici di quel giorno venivano offerti nel cortile esterno del tempio; allo stesso modo, Cristo fu crocifisso sulla terra. Poi il sangue veniva portato nel luogo santissimo e sparso alla presenza di Dio, così Gesù è asceso al cielo “ per comparire alla presenza di Dio per noi “.

L’accettazione del Suo sangue da parte di Dio ci dà la certezza del perdono di tutti coloro che confidano nel Suo sacrificio.

Colui che accetta il sacrificio vicario di  Cristo incomincia una nuova vita ed ha fede che i suoi vecchi peccati non staranno davanti a lui nel giudizio ( I Giov. 3:14).

Attraverso l’espiazione, non solo il credente viene liberato dalla colpa dei peccati già commessi, ma può  essere liberato dalla potenza del peccato ( Romani Cap. 6 e 8 ).

Colui che crede con tutta la forza dell’anima sua che Cristo è morto per i peccati, ripudia con tutto l’esser suo il peccato. La croce significa la condanna del peccato nella sua vita.

Ma il tentatore lavora e la natura umana è debole, da qui la necessità della vigilanza costante e della crocifissione continua degli impulsi peccaminosi ( Romani 6:11).

La vittoria è assicurata “ Perché il peccato non vi signoreggerà, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia “ ( Romani 6:14).

La parola giustificare è un termine giuridico che significa assolvere, dichiarare giusto, emettere sentenza di assoluzione.

Essere “ giustificati “ significa essere accettati da Dio, è un dono gratuito di Dio, reso possibile attraverso la fede in Cristo ( Romani 1:17; 3:21-22).

La giustificazione pertanto è un atto della gratuita grazia di Dio, per il quale Egli perdona tutti i nostri peccati e ci accetta come giusti agli occhi Suoi unicamente per la giustizia di Cristo, ascrittaci e ricevuta solo per fede.

La giustificazione è un mutamento di posizione del peccatore: mentre prima era condannato, ora è assolto; mentre prima era sotto la condanna divina, ora è oggetto della lode divina.

La giustificazione include qualcosa di  più che il perdono dei peccati e la rimozione della condanna, Iddio cancella il passato con i suoi peccati e le sue colpe, poi tratta l’individuo come se non avesse mai commesso alcun peccato in vita sua.

Nell’Epistola ai Romani Paolo mostra che tutti gli uomini hanno bisogno della giustizia di Dio, perché l’intera umanità ha peccato; per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato.

La legge impone ubbidienza a chi la conosce, ma il problema è che nessuno è capace di rispettare tutta la legge di Dio. Nessuno può osservarla dal primo all’ultimo comandamento e sempre.

Giacomo scrive che “ chiunque osserva tutta la legge ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti “.

La legge, quando impone di non fare una certa cosa, fa sapere implicitamente che quella cosa è peccato.

Se, dunque, tutti  gli uomini sono sotto condanna, è necessario che l’uomo diventi giusto con una vita conforme alla legge di Dio; giusto significa “ diritto “ e se l’uomo si accorge di essere “ distorto “ può raddrizzarsi da solo?

No , perciò ha bisogno della giustificazione, che è opera di Dio.

Per le opere della legge nessuno può essere giustificato. La legge è giusta e perfetta ma non è stata data allo scopo di rendere il popolo giusto, non ha potenza salvatrice ( come il termometro non ha la capacità di calmare la febbre che registra ), ma fu data agli Israeliti per far sentire loro il bisogno della redenzione, essa conduce a Cristo e alla fede “ Talché la legge è stata il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinchè fossimo giustificati per fede ( Galati 3:24).

L’osservanza della Legge non potrà mai renderci accettabili davanti a Dio, avendo comunque commesso peccato. Pertanto, la Legge ci indica il bene e il male, scuote le nostre coscienze quando pecchiamo, dandoci l’opportunità di ritornare in armonia con Dio chiedendo il Suo perdono, e ci spinge a credere che il sacrificio di Cristo è sufficiente per metterci a posto con Dio; inoltre, ci fa comprendere che da soli non riusciremo mai ad ubbidire ai comandamenti divini.

La Legge ha due funzioni: da una parte rivela la natura e la volontà di Dio mostrando alle persone come vivere, dall’altra mette in rilievo il peccato delle persone mostrando loro che è impossibile piacere a Dio tramite l’ubbidienza alla Sua Legge, perché tale ubbidienza dovrebbe essere perfetta.

La fede è l’unica via per la salvezza, ma non annulla la Legge, in quanto più conosciamo Dio e più ci rendiamo conto che siamo peccatori. Di conseguenza siamo spronati a dipendere sempre più dalla nostra fede in Cristo, sia per la salvezza che per la crescita spirituale.

L’Antico Testamento ci mostrava la natura di Dio: il Suo piano per l’umanità, le Sue leggi morali e le Sue indicazioni per una retta via, ma nella Legge non c’era salvezza.

“ Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti colore che credono “ (Romani 3:21-22).

“ Ora “ Dio fa conoscere il suo piano di salvezza per i peccatori: dà Lui una giustizia e la dà a tutti quelli che credono in Gesù Cristo. E’ un dono gratuito, un dono della sua infinita grazia. Da ora in poi, l’uomo è considerato giusto da Dio, e quindi salvato, grazie alla fede in Gesù Cristo.

Il tema della giustificazione per fede lo troviamo anche in altri passi, tra i quali ricordiamo:

- Galati 2:16 “ L’uomo non è giustificato per le opere della legge, ma lo è soltanto per mezzo della fede in   

  Cristo Gesù “

- Efesini 2:8-9 “ E’ per grazia che siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi; è il dono di

   Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti”.

- Filippesi 3:9 “ Al fine di essere trovati in Lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con  

   quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio basata sulla fede “.

- Isaia 53:5-12 “ Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni… il castigo, per cui abbiamo pace, è 

 caduto su di Lui…. Il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti e si caricherà egli stesso delle loro 

 iniquità… perché egli ha portato i peccati di molti ed ha interceduto per i colpevoli “.

- Daniele 9:24 “… per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire

   una giustizia eterna “.

Romani 4:5 “ Dio giustifica l’ empio.Empio è colui che manifesta irriverenza ed avversione verso ciò che è   pio e santo.Iddio rende giusti coloro che sono ingiusti, perdona quanti  meritano di essere puniti e va incontro a coloro che bisognerebbe rigettare. Parliamo spesso della nostra bontà e di ciò meritiamo; probabilmente pensiamo di avere qualcosa di particolare in grado di attirare l’attenzione di Dio.Ma Dio che vede al di là di ogni apparenza, sa che in noi non c’è assolutamente niente di buono.Non c’è nessun giusto, neppure uno; tutta la nostra giustizia è come “un abito lordato” e, quindi, il Signor Gesù non è venuto nel mondo per cercare la bontà e la giustizia, ma per portare bontà e giustizia e riversarla su persone che non ne hanno affatto.Egli viene non perché siamo giusti, ma per renderci tali.

Poiché non esiste nessun esente dal peccato, Dio ha trovato il modo di far comparire puro davanti a Sé il peccatore: Egli ha concepito un piano di grazia in forza del quale può trattare con perfetta giustizia il colpevole, come se questi fosse completamente esente dal peccato.

Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori.Noi sappiamo con certezza di essere giustificati per la fede in Gesù e di venir trattati come se fossimo perfettamente giusti; sappiamo di essere eredi di Dio e coeredi di Cristo; eppure, umanamente non siamo che peccatori.

Noi che siamo completamente indegni, veniamo trattati come se fossimo meritevoli. Siamo oggetto dell’amore che riceveremmo se fossimo stati sempre giusti; invece, non eravamo che dei peccatori.

Romani 8:33 “Dio è colui che li giustifica”. Nessuno tranne Iddio può rimettere il peccato. La Parola ci invita ad andare personalmente al Signore, attraverso Gesù Cristo, l’ unico Mediatore, per ricevere il perdono divino.Il Signore getta i nostri peccati dietro di Sé , li cancella ed afferma che anche se dovessimo andare a cercarli, non li troveremmo più.Dio afferma: “Non mi ricorderò più dei vostri peccati”.Egli non ci ha trattato secondo i nostri peccati ma secondo la Sua grazia e la  Sua infinita compassione.

Lo Spirito Santo infonde pace in tutto il nostro essere e noi non abbiamo più paura grazie alla giustificazione ricevuta possiamo rispondere a tutte le ingiurie e calunnie di Satana e degli empi.Con questa giustificazione divina saremmo perfino in grado di ,morire; con questa risorgeremo a testa alta ed affronteremo il giudizio finale.La giustizia di Dio è stata soddisfatta abbondantemente da una perfetta ubbidienza e da una morte terribile riservata ad una persona divina.Ci sono molti più meriti nell’espiazione di Cristo di quanti demeriti ci possano essere in tutti i peccati dell’umanità

 

 

Lo scopo del Creatore era che la sua creatura fosse partecipe della sua gloria, ma il peccato ha rovinato tutto.

Se Dio non fosse intervenuto in grazia col dono del suo Figlio, nessuno mai avrebbe ottenuto la sua gloria perché il destino del peccatore è solo la perdizione eterna, una eterna lontananza da Lui.

Ma ora chi crede al Signore diventa partecipe della gloria celeste: “ Dio vi chiama al suo regno e alla sua gloria “ ( I Tess. 2:12); “ Il Dio di ogni grazia …. vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo “

( I Pietro 5:10).

 

La fonte della giustificazione è la Grazia  ovvero il favore di Dio non meritato dall’uomo.

La grazia è indipendente dalle opere e dall’attività umana. O si è sotto la legge o sotto la grazia.

       L’uomo che è “ sotto la legge “ tenta di procurarsi la salvezza con le buone opere e l’osservanza di 

       cerimonie; l’uomo “ sotto la grazia “ si assicura la salvezza confidando nell’opera compiuta da Dio per 

       lui, anziché nelle opere che egli ha compiuto per il Signore.

       La legge dice “ Paga tutto “ la grazia dice “ Tutto è pagato “.

       La legge è un opera da fare, la grazia è un opera fatta.

       La legge condanna, la grazia giustifica.

 

La base per la giustificazione è la giustizia di Cristo.

L’uomo peccatore viene dichiarato giusto attraverso la redenzione che è in Cristo Gesù.

Redenzione significa liberazione completa in seguito al pagamento di un prezzo. La giustizia che manca all’uomo è stata acquistata dalla morte vicaria di Cristo per noi. La morte di Cristo fu un perfetto atto di giustizia, perché soddisfece la legge di Dio. Cristo ha espiato la nostra colpa, ha soddisfatto la legge, attraverso l’obbedienza e la sofferenza, ed è divenuto il nostro sostituto; se siamo uniti a Lui per la fede, la Sua morte diviene la nostra morte, la Sua giustizia la nostra giustizia, la Sua obbedienza la nostra obbedienza. Per amore di Cristo,  Dio tratta il colpevole, quando egli è penitente e credente, come se fosse giusto, riconoscendogli i meriti di Cristo come suoi.

 

      La redenzione ci ricorda che la salvezza è costata assai cara. Ad alcuni dei Corinzi, che conducevano una 

      vita non conforme alla loro chiamata, Paolo rivolge questa ammonizione “ E non sapete voi ….che non  

      appartenete a voi stessi ? Perché foste comprati a prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo “

      ( I Corinzi 6:19-20).

      Il Salmo 49:7-9 afferma “ Nessuno però può in alcun modo redimere il fratello, né dare a Dio il prezzo  

      del riscatto d’esso. Non può farsi ch’ei continui a vivere in perpetuo e non vegga la fossa “.

      Cosa bisogna fare per gli uomini che perdono l’anima loro nel peccato e non possono essere redenti con

      mezzi umani ? Occorre credere nel Figliuol dell’uomo che è venuto nel mondo “ per dare la vita sua  

      come prezzo di riscatto ( o redenzione ) per molti ” ( Matteo 20:28).

      Lo scopo supremo per il quale è venuto nel mondo è stato quello di deporre la Sua vita quale prezzo di

      riscatto, affinché gli uomini potessero avere vita eterna.

      La vita di molti, già prigioniera, viene liberata perché Cristo ha donato la Sua vita.

      Quando la potenza della morte espiatoria di Cristo entra in un uomo, questo non è più insoddisfatto, non  

      è più imprigionato dalle abitudini peccaminose e schiavizzato dalle tradizioni.

      Le azioni del cristiano scaturiscono da una nuova vita che è stata realizzata dalla potenza della morte di 

      Cristo. La morte di Cristo, essendo una morte per il peccato, libera e crea nuovamente l’anima.

      La morte di Cristo è stata un opera di riconciliazione completa “ Iddio riconciliava con se il mondo in

      Cristo” ( II Corinzi 5:19).

      Per mezzo della croce Cristo ha tolto il peccato, distrutto l’inimicizia, stabilita la pace e riconciliato gli

      uomini non solo con Dio, ma anche fra di loro. Gesù Cristo stesso ha pagato tutto per la nostra 

      riconciliazione. Egli può oramai afferrare la mano del ribelle pentito per porla in quella del Dio, di santità 

      ed amore. Occorre però che questo ribelle riconosca la sua colpevolezza ed accetti di essere riconciliato 

      con Dio. Infatti come potrebbero ritornare a Dio quelli che pretendono di non aver mai fatto del male ?

      Noi siamo tutti per natura figliuoli d’ira ( Efesini 2:2-3).

      Quale grazia e quale sollievo sapere che “ mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio

      mediante la morte del suo Figliuolo “ ( Romani 5:10) E quest’atto non appartiene solo al passato; se

      crediamo sinceramente in Gesù Cristo, abbiamo ottenuto adesso la riconciliazione, siamo realmente

      riconciliati.

      Iddio vuole affidarci il “ ministerio della riconciliazione “. Egli fa di noi gli ambasciatori di Cristo, che

      supplicano in ogni luogo gli uomini di essere riconciliati con lui ( II Cor. 5:18-20), affinché possano

      allontanarsi dai loro peccati, sottomettersi a Gesù Cristo ed allontanare l’ira di Dio da essi.

 

 

 

C)  Il mezzo per la giustificazione è la fede.

La fede è la mano che prende ciò che Dio offre. L’anima ha bisogno di un cambiamento completo, sia agli occhi di Dio che ai propri; il cambiamento agli occhi di Dio si chiama giustificazione, mentre il cambiamento spirituale ed interiore, che segue, è la rigenerazione per lo Spirito Santo, generalmente compiuta in relazione alla Parola.

La fede afferra la promessa di Dio e si appropria della salvezza; porta l’anima a riposare in Cristo, perché lo accetta come suo Salvatore e come il sacrificio offerto per i peccati; infonde pace alla coscienza, insieme alla speranza consolatrice del cielo e, infine, essendo vivente e spirituale, abbonda in buone opere di ogni specie.

La fede si oppone alle opere, quando per opere si intendono delle buone azioni sulle quali l’individuo possa fare assegnamento per la propria salvezza.

Una fede vivente produrrà opere degne di essa, come un albero vivente produce frutto.

La fede è manifestata dalle opere, e resa perfetta nelle opere, le opere sono il risultato della fede e la prova della fede.

Nel corso del Medio Evo, sia nella Chiesa Cattolica che in quella Greco-Ortodossa, la dottrina della giustificazione per fede venne oscurata da una falsa concezione della parte avuta dalle buone opere.

La croce di Cristo non era più sufficiente per pagare tutto il nostro debito: l’uomo doveva pagare almeno una parte mediante le proprie opere meritorie, i pellegrinaggi, i riti della Chiesa e le proprie sofferenze in purgatorio.

I riformatori hanno riportato ai credenti la certezza della salvezza e la libertà gloriosa dei figliuoli di Dio, riscoprendo il luminoso insegnamento di Paolo contenuto, particolarmente nella lettera ai Romani e in quella ai Galati.

 

 

I risultati della giustificazioni sono:

 

- La liberazione dalla condanna.

  Romani 8:1 “ Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù “.

  Quelli che hanno ricevuto Gesù Cristo come loro Salvatore non subiranno mai più alcuna condanna perché  

  Dio li ha giustificati, li ha perdonati, li ha identificati con suo Figlio e li ha uniti a Lui. La questione dei

  nostri peccati è risolta per sempre. Se Dio ora ci condannasse sarebbe come un creditore che richiede di

  nuovo il pagamento di un debito che già è stato estinto.

 

- Pace con Dio.

  Romani 5:1 “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”

  “ Non c’è pace per gli empi dice l’Eterno “ ( Isaia 48:22). Senza fede non avevamo pace, le nostre opere

  cattive ci turbavano, la coscienza ci rimproverava. Chi può ristabilire la pace ? Solo Gesù, perché egli è la

  nostra pace( Efesini 2:14). Egli cambia il ribelle che si pente in una nuova creatura di pace.

  ( II Cor. 5:17-21).

  Per questa ragione, ogni credente giustificato per fede ha la pace con Dio. La pace di Dio, che sopravanza

  ogni intelligenza, può da quel momento custodire in Gesù Cristo il suo cuore ed i suoi pensieri ( Filip. 4:7).

  Egli conosce la gioia e la felicità, si corica e si addormenta in pace ( Salmo 4:7-8).

 

- Certezza e sicurezza della gloria futura.

   Tito 3:7 “ Affinché giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza della vita eterna “.  Ancora in  Romani 5:2 “ …e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio “. Un giorno proveremo le gioie e gli onori del cielo, i privilegi infiniti ed eterni che appartengono a Dio, godremo tutte le cose meravigliose che oggi non possiamo afferrare, vivremo eternamente in pace e in perfezione.

Proprio quella di cui i nostri peccati ci privavano: “ Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio “

( Romani 3:23), è adesso oggetto di speranza, vale a dire di attesa consapevole e certa.

 

 

Per quanto Cristo abbia offerto un perfetto sacrificio una volta per sempre, la Sua opera sacerdotale continua tuttora. Egli vive per sempre per applicare i meriti della Sua opera espiratrice davanti a Dio a favore dei peccatori. Colui che morì per gli uomini ora vive per loro, per salvarli e per intercedere.

Quando preghiamo “ nel Nome di Gesù “, invochiamo l’opera del sacrificio di Cristo quale base della nostra accettazione, perché solo così possiamo essere certi di essere accettati “ nell’amato Suo “ ( Ef. 1:6).

La fede in Cristo Gesù ha permesso che non siamo più sotto la legge, ma non dobbiamo dimenticare che la Grazia, Verità e Giustizia sono venuti da Cristo Gesù solo, affinchè l’uomo possa essere cambiato nell’immagine e somiglianza Sua ( I Giov. 3:2).

La morte e la resurrezione di Cristo hanno permesso all’uomo di apparire davanti a Dio vestito col manto di giustizia. Ma la nostra giustizia è contaminata dalle nostre proprie idee, dalla nostra propria bontà dei nostri meriti, dalle nostre buone azioni. Queste contaminazioni dovranno essere piano piano deposte ai piedi di Cristo Gesù umiliandoci con riconoscenza e mansuetudine, apprezzando la Sua opera e facendo sì che Egli possa prendere la vita nostra nelle Sue mani, modellarla e raffinarla; così quando l’uomo lascia la sua giustizia e riceve quella di Dio di quando ne lascia del suo, tanto ne riceve da Dio.

Iddio è Padre di come noi vogliamo essere i Suoi figliuoli.

Cristo è la nostra giustizia, è vero, ma siccome Cristo Gesù è risuscitato e vive, la nostra fede anch’essa non deve essere morta ma operante, anche quando attraverseremo sofferenze e patimenti non dimentichiamo che la vittoria che Gesù ci ha promesso nessuno ce la toglie ( Giov. 16:33).

Abbiamo dunque coraggio e fede operante in colui che, oltre a dare la Sua vita non ci negherà giammai le altre cose di cui abbiamo bisogno, onde noi sentiremo del continuo l’eco della sua benedetta voce di perdono, che dice:  “ seguitami e non temere che tu rappresenti il frutto del Mio tormento “.

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