LA DOTTRINA DELLA SALVEZZA

(SOTERIOLOGIA)

 

La dottrina della salvezza è in relazione con il problema del peccato, e  cioè della colpa morale come offesa a Dio.

Il peccato è la violazione della legge (I Giov. 3:4). Il peccato è quindi ogni disubbidienza alla volontà rivelata di Dio, il nostro grande legislatore.

Il peccato è un atto ed uno stato: come rivolta contro la legge di Dio è un atto della volontà dell’uomo; come separazione da Dio diviene uno stato. Si ha così una duplice conseguenza: il peccatore attira su di se il “ giudizio “, attraverso la sua disubbidienza, e incorre nella  “ colpa “ agli occhi di Dio. Gli effetti del peccato sono conseguenze disastrose per l’anima dell’uomo ed attirano su di lui la condanna di Dio.

L’uomo pur non avendo perduto completamente l’immagine divina, a causa della sua caduta l’ha molto sbiadita, l’effetto della caduta è stato così profondo nella  natura umana, che da Adamo tutti gli uomini nascono con la tendenza al peccato (Salmo 51:5).

La condizione peccaminosa dell’anima viene descritta in molti modi: tutti hanno peccato (Rom. 3:9); tutti sono sotto maledizione ( Gal. 3:10); l’uomo naturale non comprende le cose di Dio (I Cor. 2:14); il cuore naturale è ingannevole e insanabile ( Ger. 17:9); tutto l’essere umano è contaminato dal male: i nostri pensieri, le nostre azioni, le nostre parole, i nostri sentimenti, la nostra volontà ( Gen. 6:5; 8:21; Matt. 15:19; Gal. 5:19-21; Rom. 7:14-23); non c’è nessun giusto davanti a Dio ( I Re 8:46; Prov. 20:9; Eccl. 7:20; Is. 53:6; Rom. 3:9-12,23; I Giov. 1:8; 5:19); il peccatore è schiavo del peccato (Rom. 6:17; 7:5); è controllato dal principe della potestà dell’aria (Ef. 2:2); è morto nei falli e nei peccati (Ef. 2:1); è figliuolo d’ira (Ef. 2:3).

Il peccato è essenzialmente un offesa all’onore e alla santità di Dio. Il Suo onore richiede la distruzione di colui che Gli resiste, la Sua giustizia chiede la soddisfazione della legge violata, la Sua santità reagisce contro il peccato. Questa reazione viene chiamata : ira.

La condanna del peccato è inevitabile e terribile. Secondo la legge “ il salario del peccato è la morte” (Rom. 6:23).

L’uomo, incapace di redimersi con le proprie forze per la ferita inferta alla sua natura dal peccato originale, può liberarsi dalla colpa e ristabilire il suo rapporto con Dio soltanto con l’aiuto dello stesso Iddio.

L’apostolo Paolo afferma che l’uomo peccatore è incapace di versare a Dio il prezzo del proprio riscatto e viene riscattato da Gesù con la sua morte.

La salvezza dell’uomo dunque dipende da una sua disposizione necessaria e primaria che è la fede, ma è opera divina  in quanto l’iniziativa della salvezza viene dal Padre e si attua mediante un infusione di grazia e di santità.

Salvezza è una parola ricca. Salvati dalla morte eterna; salvati da errori; salvati dalle impressioni; dalla nostra ignoranza. Se noi applichiamo la parola “ Salvezza “ a tutte le cose delle quali abbiamo bisogno ci arrenderemo del tutto al Signore e dipenderemo totalmente da Lui. Quando Lui interviene, come a Lui piace, noi saremo salvati da qualunque cosa dalla quale abbiamo bisogno di essere liberati. Per questa ragione Gesù è anche chiamato “ Salvatore appieno “, Egli salva da piccoli e grandi pericoli. Egli ci salva per l’eternità, e ci salva ora dalle presenti difficoltà.

La chiave di tutti i problemi e di tutti i cuori è nelle Sue mani. Appena cesseremo di dipendere da noi e ci appoggeremo

del tutto a Lui, gli daremo l’opportunità di operare. Ed Egli va cercando una tale opportunità, l’aspetta !

Cessi l’uomo, affinché operi Iddio. Il salvare appartiene al Signore. Solo al Signore.

Ci sono cose che Dio ha riservato alla Sua autorità, e il salvare dal peccato è una di queste: ciò esula da qualunque possibilità umana.

L’apostolo Pietro, testimone e araldo di questa verità, solennemente proclama:

“ E in nessun altro è la salvezza, poiché non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati “ ( Atti 4:12 ).

L’Antico Testamento insegna che Dio stesso è la Fonte della salvezza. Egli è il Salvatore e il Liberatore di Israele e

“ La salvezza appartiene al Signore  “ Egli liberò il Suo popolo dalla schiavitù d’Egitto e anche in seguito Israele conobbe, per esperienza, che Egli era il suo Salvatore ( Salmo 106:21; Isaia 43: 3-11).

“ Ma  quando giunse la pienezza dei tempi Iddio mandò il Suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione di figliuoli ( Galati 4:4).

“ E tu gli porrai il nome Gesù, perché è Lui che salverà il Suo popolo dai loro peccati “ ( Matteo 1:21).

Perché questo avvenisse occorreva una espiazione e l’espiazione implica la morte.

Il Signor Gesù mostrò la via per sfuggire alla colpa e alla potenza del peccato; quelli che andavano a Lui con la domanda ; “ Che cosa devo fare per essere salvato ? “ ricevevano istruzioni precise che comprendevano sempre l’ordine di seguirlo. Egli non solo mostrò, ma aprì una via verso la salvezza con la Sua morte sulla croce.

La salvezza è a disposizione di tutti gli uomini, nessuno escluso. Le ricchezze dell’amore di Dio sono a disposizione di ogni uomo che le vuole accettare. “ Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna “ (Giov. 3:16).

Questo sorprese i Giudei che pensavano di essere soltanto loro degni di conoscere i pensieri di grazia di Dio e di usufruirne. Anche Pietro era restio ad accettare che Dio non facesse differenza tra i Giudei e i Gentili.

Ma quando  si recò da Cornelio per predicargli Cristo dovette imparare che “ Dio non ha riguardi personali, ma che in qualunque nazione, chi lo teme e opera giustamente gli è gradito “ ( Atti 10:34-35).

Gesù Cristo diede se stesso qual  prezzo di riscatto per tutti “ ( I Tim. 2:6)., anche se soltanto “ molti “ e non tutti, purtroppo, saranno salvati ( Ebrei 9:28; Isaia 53:12; Marco 10:45).

La pazienza di Dio è grande quanto la Sua misericordia; tutti quelli che onestamente ( Luca 8:15) vorranno scuotersi dal giogo di Satana, lo potranno fare. Si adempirà ciò che profetizzo Gioele: “ Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato “ ( Gioele 2:32).

Iddio salva oggi e continuerà a salvare domani, fino al giudizio stabilito,  tutti quelli che hanno lo spirito contrito e un cuore rotto ( Salmo 34:18). Questa opera divina non deve incoraggiare l’uomo a rimandare la risposta all’invito di Dio, sarebbe molto pericoloso, perché “ ora è il giorno della salvezza “ (II Cor. 6:2).

Ricordiamoci che il Signore ha un “ popolo numeroso “ che Egli vuole redimere ( Atti 18:10), ma altresì dichiara . “ Provo io forse piacere se l’empio muore ? Dice Dio, il Signore. Non ne provo piuttosto quando egli si converte dalle sue vie e vive ? “ ( Ez. 18:23; 33:11).

Per l’uomo esistono solo due possibilità:

Chi crede, riceve la vita. Solo Gesù Cristo libera dall’ira futura ( I Tess. 1:10; II Pietro 2:9; Ap. 3:19). Il Signore costituisce l’unico scudo protettivo di cui possiamo disporre. Per mezzo dell’opera di Gesù Cristo, siamo “ gratuitamente giustificati per la Sua grazia. “ (Rom. 3:24; 5:1; 8:1) ed è così che sfuggiamo al giudizio. Gesù Cristo costituisce l’unica speranza di salvezza per l’uomo.

 

Chi non crede rimane nella morte. Il rifiuto e l’indifferenza nei confronti della grazia di Dio non sono mai senza conseguenza ( Eb. 10:29). Il Signore mantiene fedelmente le Sue promesse, ma anche i Suoi giudizi verrano puntualmente attuati. Attualmente il giudizio di Dio è sospeso, ma andiamo incontro al momento in cui l’ira di Dio “ si rivelerà dal cielo contro ogni empietà “ (Rom. 1:18). Sta scritto : “ E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Eb. 10:31). Difatti se il giusto, cioè colui che è stato giustificato, “ è salvato a stento, dove finiranno l’empio e il peccatore ? “ ( I Pietro 4:18).

Ogni colpa, ogni peccato, possono essere perdonati ( Matt. 12:31-32) perché l’opera di Cristo è pienamente sufficiente, ma per chi rifiuta e non vuole il Suo intervento non  rimane altro “ che una terribile attesa del giudizio “

( Eb. 10:27).

 

Accettare o rifiutare la grazia di Dio in Cristo è responsabilità di ogni uomo, la salvezza viene da Dio, infatti quando qualcuno sceglie di credere in Gesù Cristo come Salvatore, può farlo solo perché lo Spirito Santo glielo permette.

Dio prende l’iniziativa, Egli chiama, poi è l’uomo a decidere se credere o meno. Nessuno può credere in Dio senza

il Suo aiuto.

Nella lettera ai Romani cap. 8:24-25 l’apostolo Paolo presenta l’idea secondo la quale la salvezza si concretizza nel presente e nel futuro. Nel presente perché nel momento in cui crediamo in Gesù Cristo come Salvatore siamo salvati e comincia la nuova vita ( la vita eterna ). Ma, nello stesso tempo, non abbiamo ancora ricevuto tutti i benefici e le benedizioni della salvezza che saranno nostri solo quando il nuovo regno di Cristo sarà completamente ristabilito.

Possiamo essere certi della nostra salvezza adesso e nel contempo guardare avanti con fiducia e pazienza verso ciò che ci aspetta al di là di questa vita. Cose che non possiamo vedere, ma che sappiamo saranno stupende.

Se già avessimo tutto non avremmo bisogno di fede, ma possiamo basare la nostra fede sulla rocca solida dell’onestà e della fedeltà di Dio.

 

LE CONDIZIONI PER LA  SALVEZZA

 

Per condizioni della salvezza intendiamo i requisiti voluti da Dio nell’uomo, che Egli accetta per amore di Cristo ed al quale impartisce liberamente le benedizioni dell’Evangelo e della grazia.

Le Scritture pongono il ravvedimento e la fede quali condizioni per la salvezza.

“ Voltarsi “ dal peccato e “ voltarsi verso Dio” sono le condizioni preliminari alla salvezza.

Con il ravvedimento, il penitente rimuove l’ostacolo che gli impedisce di ricevere il dono e, per fede, accetta quest’ultimo. Il ravvedimento si occupa del proprio peccato, la fede si fonda sulla misericordia di Dio.

Non vi può essere fede, senza ravvedimento, perché solo il pentito sente il bisogno di un Salvatore e desidera la salvezza dell’anima sua.

Analogamente non vi può essere un pio ravvedimento senza la fede, nessuno può ravvedersi senza avere fede nella Parola di Dio, senza credere alle Sue minacce di giudizio, e alle Sue promesse di salvezza.

Il credente certamente vuole sapere, essere assolutamente certo se è salvato oppure no. Colui che spera di esserlo, insulta la promessa di Dio il quale afferma che chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; se si crede perché dubitare della promessa divina? Quando Dio parla della salvezza egli parla di una esperienza presente e certa. Gesù afferma che colui che lo accetta quale Salvatore personale ha il proprio nome scritto nel libro della vita. Anteporre un “se” a queste affermazioni significa rendere Gesù bugiardo.

Noi sappiamo di essere salvati se:

Non facciamo affidamento sulle nostre buone opere (Ef.2:8-9)

Non si ha la vera salvezza se si fonda la propria fiducia sulle opere terrene. Non possiamo essere salvati per le nostre opere, anche le più degne, poiché la salvezza eterna viene gratuitamente offerta da Dio mediante la fede in Cristo Gesù.

Non facciamo affidamento sul modo in cui viviamo (Tito 3:5)

Il cuore dell’uomo è ingannevole e malvagio; quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio, la loro giustizia è ingiustizia davanti a Dio. Mediante le opere della legge nessuna carne potrà essere giustificata. Coloro che vogliono stabilire la propria giustizia non si sono sottomessi alla giustizia di Dio.

Non amiamo il mondo (1 Giov.2:15-17)

Se l’amore del Padre non è in noi non siamo salvati, poiché colui che ama è nato da Dio, ma colui che non ama Dio non è nato da Dio. Il non rigenerato è portato a soddisfare i piaceri della carne e della mente. Egli si conduce secondo le bramosie della carne, degli occhi dell’orgoglio: per questo motivo non è del Padre ma del mondo.

Non ci rifiutiamo di seguire Cristo Gesù  (Luca 9:23)

L’uomo ama le tenebre piuttosto che la luce; se diciamo di essere nella luce e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non siamo quindi nella verità: colui che ama la luce viene alla luce e le sue opere sono manifeste. Solo coloro che sono veramente rigenerati per la virtù del sangue di Cristo iniziano un cammino di fede con Gesù manifestando opere di luce. La vera fede produce buone opere ed è unita all’ubbidienza come la salvezza alla confessione dei peccati, poiché sta scritto che “…..se con la bocca confessi il Signor Gesù e col cuore credi che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato” (Rom. 10:9).

Se amiamo i fratelli  (1 Giov.3:14)

Se non si ama il proprio fratello che vediamo come possiamo amare Dio che non vediamo? Non dobbiamo amare solo coloro con i quali abbiamo qualche affinità, ma tutti. Amiamo i nostri fratelli perché amiamo Dio. Non c’è amore più grande e splendido che l’amore di Cristo nel cuore del credente verso il suo fratello. Da questo il mondo conoscerà che siamo passati dalla morte alla vita. L’amore fraterno è un anticipo di quello che godremo nel cielo per l’eternità.

Se crediamo nel Figlio di Dio (1 Giov. 5:13).

               “A quanti lo ricevono nel proprio cuore Egli  dà ragione di divenire figliuoli di Dio”. L’apostolo Paolo affermò                                      al carceriere di Filippi: “ Credi nel Signor Gesù e sarai salvato”. Credere in Dio e in Cristo significa avere confidanza,      fiducia, fare affidamento su Dio, su Cristo. La fede fonda la sua ragione di essere, solo se fa seguito all’accettazione di Cristo; ricevere Cristo significa aprire tutto il proprio essere a Lui: anima, mente e cuore. Colui che, pur credente in Cristo, ne ha solo una conoscenza mentale o religiosa non può ritenersi salvato poiché non ha creduto con tutto il suo essere. Il mondo non riceve Cristo Gesù, non ha posto per Cristo nel proprio cuore. Quando uno crede in Cristo, aprendo tutto il proprio cuore a Lui e lo corona Signore della propria vita, quando prende il suo giogo su di sé, quando dirige il cammino della sua vita nella Via che Egli ha tracciato, allora e solo allora costui può ritenersi salvato e sicuro nelle Sue mani.        

IL PENTIMENTO

 

Il pentimento è stato definito il vero dolore per il peccato, con lo sforzo sincero di abbandonarlo.

Il pentimento porta con se un riconoscimento del peccato che sottintende una colpa ed una contaminazione personali davanti a Dio. E’ riconoscere il proprio stato, ci vediamo come ci vede Iddio e diciamo “ O Dio, sii placato verso me peccatore “ (Luca 18:13).

Giobbe diceva: “ Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha veduto. Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere “ ( Giobbe 42:5-6).

Pentimento significa anche cambiare sentimenti e sottintende un genuino dispiacere per il peccato commesso contro Dio  ( Salmo 51).

Il primo messaggio dell’Evangelo è “ ravvedetevi e credete “ ( Marco 1:15;Luca 3:3).

Gesù è venuto per salvare non dei giusti ( non v’è n’è alcuno), ma dei peccatori che nell’umiliazione si riconoscono tali.

“ Se non vi ravvedete, tutti similmente perirete “ (Luca 13:3).

L’importanza del pentimento è dimostrata in diversi passi del Nuovo Testamento: Matt. 3:1-2; Matt. 4:17; Marco 6:12; Atti 2:38; Atti 26:20.

Quando nostro Signore e maestro Gesù Cristo dice “ Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino “ ( Matt. 4:17),

vuole che l’intera vita dei credenti sia pentimento.

Questo pentimento  inizia con una nuova presa di coscienza e cordoglio per il comportamento errato avuto finora; se il pentimento è sincero, esso conduce ad aborrire e abbandonare il comportamento errato, i peccati, ma non con le proprie forze bensì per mezzo della grazia e della forza di Gesù Cristo.

A coloro che si pentono, Dio promette il perdono e un inizio nuovo. “ …Se il mio popolo si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo paese “ (II Cron. 7:13).

Molte persone vogliono i vantaggi che provengono dall’essere identificati con Cristo, senza però lasciare i loro peccati. Il primo passo verso il perdono consiste nel confessare il proprio peccato ed essere pronti ad abbandonarlo.

Il pentimento può sembrare all’inizio doloroso, perché è difficile rinunciare a certi peccati, ma Dio saprà ricompensarci adeguatamente. Anche il profeta Osea ci rassicura che se noi facciamo la nostra parte, sforzandoci di avvicinarci a Dio e di piacergli Egli sicuramente verrà incontro ai nostri bisogni (Osea 6:3).

Grande è la misericordia di Dio. Di fronte ad un pentimento e a un ritorno sulla giusta via Egli è pronto a perdonare e a revocare il castigo preannunciato. Così farà col suo popolo. Quando “ guarderanno a Colui che essi hanno trafitto e ne faranno cordoglio “ ( Zacc. 12:10), saranno riconosciuti come “ popolo di Dio “.

“ E vedrete, Egli dice se io non aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su voi tanta benedizione che non via sia più dove riporla ( Malachia 3:10).

Il pentimento è il desiderio e la volontà di Dio per tutti gli uomini “ Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma egli è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi “ (II Pietro 3:9).

 

La pazienza di Dio ha un preciso scopo: spingere il peccatore a riconoscere le proprie colpe e pentirsi. Se il peccatore è indifferente e il ravvedimento non avviene l’amore e la pazienza di Dio sono disprezzati e questa sarà un’ ulteriore colpa, imperdonabile, che peserà su di lui nel giorno del giudizio.

Il pentimento è concesso da Dio, non è qualcosa che l’uomo può originare in se da solo. E’ un dono di Dio, è il risultato dell’opera piena di grazia compiuta da Dio nel cuore dell’uomo, per mezzo  della quale questi è indotto a cambiare.

Dio gli concede il pentimento “ Iddio ha dunque dato il ravvedimento anche ai Gentili affinchè abbiano vita “ (Atti 11:18)

Solo lo Spirito Santo può produrre la convinzione di peccato ( Giov. 16:8).  Rattristato Egli stesso, spande la sua tristezza nel cuore che vuole guadagnare. Questa tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza, del quale non c’è mai da pentirsi ( II Cor. 7:9-10).

Questo stesso verso dichiara inoltre che la tristezza del mondo produce la morte. Questa tristezza è il considerare le conseguenze del peccato nei rapporti del mondo, e del danno che ne viene alla carne.

Faraone, Saul, Giuda, Simon Mago, sentirono tristezza secondo il mondo per quello che il peccato li danneggiava.

Furono atterriti per il danno che subivano ( Saul non voleva perdere la stima degli anziani e del popolo).

Ma la tristezza secondo Iddio è quel dolore che viene all’anima perché sa che ha offeso Lui : “ Io ho peccato contro a Te solo “ esclama Davide, e pure aveva offeso gli uomini, riconosce che ogni bene è da Dio, e che ogni peccato, chiunque ne sia danneggiato, è in fondo offesa a Dio, perché tutte le creature appartengono a Lui.

Pietro pianse amaramente, sentì dolore di aver offeso un tanto Signore.

La peccatrice ai piedi di Gesù non si curava che gli uomini la vedessero.

Beata quell’anima che sente tristezza secondo Iddio, e fa cordoglio per ravvedimento a salute, non se ne pentirà giammai, poiché le lacrime del ravvedimento sono dolci. Mentre sente dolore per avere offeso Iddio, il cuore si apre alla speranza, prima, poi alla certezza del perdono, e cresce più forte la gratitudine verso un sì grande e benigno Signore.

Il pentimento è un intima azione dell’anima, ma si manifesta all’esterno per mezzo della confessione del peccato.

Molti sanno di aver agito male, ma non vogliono chiedere perdono a Dio. Davide quando restava nel silenzio, non trovava alcun riposo, ma non appena ebbe riconosciuto il suo crimine dinanzi al Signore, ottenne immediatamente l’assicurazione del perdono ( Salmo 32:1-5).

Dio risponde sempre col perdono ad una confessione di peccato umile e sincero. Che  merito ha un peccatore, sia pure pentito ? Nessuno. Se Dio perdona lo fa sempre perché è un Dio di grazia e misericordia, e perché è giusto verso il suo figlio Gesù Cristo che, sulla croce, ha subito il castigo al posto del peccatore che si pente.

Il peccato deve essere anche confessato all’uomo se  questi è stato colpito dal nostro peccato “ Confessate dunque i falli gli uni agli altri, e pregate gli uni per gli altri, onde siate guariti; molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia“ ( Giacomo 5:16). Se il male è stato commesso in maniera tale da compromettere la reputazione di chi l’ha commesso, e se gli ha tolto la stima degli uomini, la confessione dovrebbe essere aperta e pubblica ed eventualmente la restituzione deve seguire il pentimento.

Il vero pentimento produce un disgusto del peccato, fa volgere l’uomo dalle tenebre alla luce, dalla potenza di Satana a Dio; egli abbandona il peccato che Dio gli perdona e rinuncia al peccato che Dio gli rimette.

Occorre perseverare in un atteggiamento costante di ravvedimento; finchè saremo quaggiù dovremo fare progressi, riportare vittorie ( I Giov. 3:2-3). Noi possiamo sempre rattristare lo spirito di Dio che è in noi ( Ef. 4:30).

 

 

Che deve fare dunque il credente, convinto di un fallo nel suo cammino giornaliero ? Non contentarsi di un grande atto di pentimento fatto al momento della sua conversione, ma perseverare ogni giorno in un atteggiamento di ravvedimento, confessare subito ogni peccato riconosciuto, ed afferrare la purificazione offertagli dal sangue di Cristo sul Calvario.

Egli conoscerà il “ Camminare nella luce “ di cui parla Giovanni (I Giov. 1:6-7), e la potenza dello Spirito Santo lo farà progredire ogni giorno sulla via della santificazione.

La croce di Cristo ispira il vero ravvedimento, che è ravvedimento verso Dio. Il peccato può essere seguito dal rimorso, dalla vergogna, dal disappunto, ma solo quando esiste il dolore di avere offeso Dio esiste il vero ravvedimento.

Questa consapevolezza non può essere prodotta per volontà propria, perché è nella stessa natura del peccato ottenebrare la mente e cauterizzare l’anima. Il peccatore, per ravvedersi, ha bisogno di un motivo potente, di qualche cosa che gli faccia vedere e realizzare che il suo peccato ha profondamente offeso Dio. La croce prevede questo motivo, perché dimostra la terribile grandezza del peccato, in quanto esso ha causato la morte in croce del Figliuolo di Dio; la croce dichiara la condanna del peccato, ma rivela anche l’amore e la grazia di Dio. Tutti i veri pentiti sono figliuoli della croce.

Il pentimento che manifestano non è loro: è l’anelito verso Dio prodotto nell’anima dalla consapevolezza di ciò che il peccato è per Lui e di ciò che il Suo amore fa per raggiungere, e vincere, i peccatori.

Il vero pentimento conduce non solo alla salvezza del peccato, ma anche alla salvezza dell’ io. Esso conduce al quel radicale cambiamento di cuore e di mente illustrato nella parabola del figliuol prodigo. Il prodigo ritornò a casa come peccatore penitente; confessò il proprio peccato e riconobbe di non essere più degno di essere chiamato figliuolo.

Ogni credente attuale che si ritrova come “ prodigo “, riconoscendosi ribelle e ostinato perché animato da spirito di indipendenza, insistendo nel volere la propria via, sperimenta le amare conseguenze di decisioni e azioni compiute per compiacere se stesso; deve sperimentare che i valori del mondo non potranno mai soddisfare i veri bisogni della sua anima, la quale, separata da Dio, è soggetta a smarrimento e morte. Così come ci volle una carestia per il prodigo, perché apprezzasse il pane della casa del padre, così ci vuole una crisi nella vita di ogni prodigo, perché comprenda l’importanza di nutrirsi solo di Gesù, il vivente Pane della Vita. I prodighi debbono tornare al padre che li aspetta, come veri penitenti, e solo allora i veli di orgoglio, ostinatezza ed amor proprio saranno rimossi, abilitandoli a contemplare la gloria del Signore . E nel contemplare la gloria del Signore, verrano cambiati per gradi, nella sua stessa immagine. (II Cor. 3:15-18)

Occorre evitare di dire alla gente: “ Credete soltanto e sarete salvati”, occorre insistere su un “timore devoto” come evidenza del vero ravvedimento, evitare di guidare masse di persone impenitenti in una falsa pace. C’è il pericolo di escludere la condanna sincera del peccato, si sorvola e si offre la salvezza a quelli che non si sono in realtà pentiti, che non si sono rattristati delle loro trasgressioni, che non hanno visto l’estrema iniquità dei loro peccati.

Spesso sentiamo affermare che “tutti i presenti hanno dato il loro cuore a Gesù, che alla fine della predicazione sono venuti tutti avanti per essere salvati”. Spesso accade che tutti semplicemente ripetono una preghiera, pregano per quello che viene loro detto di dire, e pochi di loro capiscono quello che stanno dicendo. Quindi molti tornano alle loro vie pagane. Gente simile non ha mai fatto l’esperienza di un opera profonda dello Spirito Santo. Come risultato non si ravvedono mai, non si addolorano mai dei loro peccati, e non credono mai sinceramente. Tragicamente si offre loro qualcosa che Gesù non ha mai offerto, la salvezza senza il ravvedimento.

Il famoso predicatore inglese Spurgeon disse riguardo al bisogno del ravvedimento: “Credo che il ravvedimento sincero esista ancora, sebbene non ne ho sentito parlare molto ultimamente. La gente sembra abbracciare la fede molto in fretta oggigiorno. Non riesco a comprendere la maggior parte della fede “ ad occhi asciutti”; so che sono venuto a Cristo per mezzo delle lacrime per la croce. Quando sono venuto al Calvario per fede, è stato con gran pianto e supplicazione, confessando le mie trasgressioni, e desiderando di trovare salvezza in Gesù, e soltanto in Gesù”.

Il messaggio della salvezza deve sempre cominciare la sua azione suscitando il pianto nelle folle; è assurdo pensare che una parola che suona rimprovero possa subito suscitare la gioia. Alla Pentecoste la folla sgomentata fu compunta, confessò il suo peccato gridando la propria angoscia: “ Che dobbiamo fare?”. Le predicazioni del passato guidate dallo Spirito Santo penetravano le folle che, convinte di peccato vedevano il loro reale stato di peccato e la loro posizione di perdizione. Quando c’è un reale autentico pentimento lo spettacolo da vedere non può essere differente da quello della Pentecoste: folle piangenti, uomini angosciati, peccatori turbati e perplessi.

Diversi figli di credenti entrano nella chiesa senza sperimentare il ravvedimento e la nuova nascita, essi dichiarano di essere “ nati nella grazia ” senza ricordare che cristiani non si nasce ma si diventa attraverso l’opera di Cristo che può essere realizzata soltanto per il ravvedimento e la fede. Molti credenti sono conquistati intellettualmente, sono guadagnati senza pianti, senza eccessive emozioni e senza nessuna esperienza interiore.

Con la scusa che il cristianesimo è ordine non si adempie fedelmente il piano di Dio; la chiesa deve essere ordinata e si spegne ogni manifestazione dello Spirito Santo laddove opera attraverso le lacrime, il dolore, il vero pentimento.

Senza queste manifestazioni non vi sarà vero cristianesimo, perché non vi saranno neanche “vero pentimento”, “vere confessioni”, “vere riparazioni”, “vere conversioni”.

Ravvedimento vuol dire “ riconoscere quel che sta dietro”, cioè saper vedere il male del passato e saperlo ripudiare con energia; deve avvenire la condanna e la liquidazione del passato, deve avvenire una rottura precisa, energica, intenzionale.

Dove c’è vero ravvedimento i credenti restituiscono ciò che hanno rubato, rimborsano ciò che hanno frodato, non esitano a chiedere perdono alle persone offese o a sanare situazioni compromesse; tutto questo a dimostrazione di un opera interiore compiuta dalla grazia divina per la potenza dello Spirito Santo.

Dove non ci sono segni di ravvedimento assistiamo a fraudolenti che continuano a frodare, ladri che continuano a rubare, collerici che continuano a mantenere stati di collera e di ostilità nei confronti di parenti o amici.

Il pentimento avviene:

Per mezzo del ministerio della parola . Proprio il Vangelo che predica il pentimento, lo produce, come spiegato bene

per mezzo dell’esperienza del popolo di Ninive che credette al messaggio e si allontanò dalle sue azioni malvagie (Giona 3:5-10).

Per mezzo della bontà di Dio  (Rom. 2:4; Luca 6:35; Ef. 4.32; I Pietro 2:3) L’amore di Dio nei riguardi dell’uomo si manifesta nel desiderio di salvarlo dalla maledizione del peccato e condurlo ad una vita diritta.

Per mezzo del rimprovero e del castigo. “ Tutti quelli che amo, io li riprendo e li castigo;  abbi dunque zelo e ravvediti ( Ap. 3:19). Lo scopo della severità di Dio nei riguardi degli uomini non è di punire, ma di riavvicinarli a Dio, affinchè produca in loro dei pacifici frutti di giustizia attraverso un vero pentimento

Per mezzo di un dolore che Dio approva ( II Cor. 7:8-11). Iddio può servirsi del dolore per portarci al pentimento e alla santificazione, perciò non dobbiamo mai dispiacerci se Dio ce lo manda.

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