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IL LUOGO SANTO
Si consideri ora il Tabernacolo vero e proprio. Era lungo circa 15 metri, largo 5 metri e alto altrettanto; era una specie di tenda che poteva essere smontata facilmente, ma non era sostenuta da un palo come le tende di oggi. Consisteva in una struttura di legno di forma rettangolare formata da 48 assi; ogni asse era inserito ad incastro dentro grossi blocchi d’argento, per potere stare ritta. La copertura era costituita da 4 teli, che fungevano da tetto e pendevano da ogni lato. Le assi erano ricavate dal legno d’acacia ed erano ricoperte d’oro. Ecco dunque raffigurate l’umanità e la divinità di Cristo: il legno rappresenta l’umanità, l’oro la divinità. Alle origini nulla faceva pensare che Gesù era il Figlio di Dio, finché visse sulla terra fu vista la sua umanità, ma dopo la Sua risurrezione e la Sua ascensione Egli riprese il posto che Gli apparteneva. Nelle assi si nota una raffigurazione dei singoli credenti, che insieme formano il tempio spirituale: la Chiesa. Betsaleel, il grande architetto del Tabernacolo, fu un tipo dello Spirito Santo; egli scelte gli alberi da cui si ricavarono le assi e ne sorvegliò la lavorazione, affinché si adattassero perfettamente al Tabernacolo. Allo stesso modo, oggi, lo Spirito Santo sceglie uomini e donne e fa in modo che essi siano resi degni di far parte del Corpo di Cristo. Noi alla nascita abbiamo ricevuto la natura umana, ma l’apostolo Pietro ci dice che siamo stati “fatti partecipi della natura divina” (2 Pietro 1:4), siamo legno ricoperto dell’oro della natura divina. Gli alberi probabilmente furono presi da posti diversi; ciò simboleggia la varietà di persone che insieme costituiscono la chiesa. Tutte le assi provenivano dal deserto, anche nella Chiesa di Gesù Cristo vi è una grande varietà di credenti e gli uni hanno abitudini diverse dagli altri, ma tutti provengono da una terra deserta (mondo) e ognuno deve essere rifatto e lavorato per poter occupare il posto assegnatoli. L’argento usato per le basi proveniva dal denaro del riscatto pagato dai maschi israeliti quando erano stati censiti. L’argento raffigura, quindi, la redenzione; ciò ricorda l’affermazione di Pietro: “sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati… ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia” (1 Pietro 1:18-19). Le basi d’argento separavano le assi dal deserto, come la redenzione separa i credenti dal mondo. La sabbia non era un fondamento adatto per il Tabernacolo di Dio; così bisogna che i credenti non siano più del mondo, ma siano nuove creature in Cristo Gesù (2 Corinzi 5:17). Le assi non potevano stare ritte senza le basi. Coloro che sono stati redenti debbono confidare in Cristo per il loro futuro e per la loro salvezza; non possono fidarsi della loro forza, altrimenti cadranno. Occorre appoggiarsi totalmente sul Signore, Egli è forte abbastanza da sostenere tutti i credenti. Le traverse che tenevano insieme le assi rappresentano quegli elementi che mantengono la comunione cristiana dei credenti; la loro comune fede in Cristo, la loro comunione con gli altri, la loro partecipazione come mezzi di grazia li aiutano a tenersi uniti. Inoltre lo Spirito Santo, rappresentato dalla traversa che passava attraverso tutte le assi, operando nella vita di ognuno crea un’unione, una comunione ed un amor fraterno invisibili.
I teli (Esodo 26:1-3, 7-9, 12, 14). Per mezzo di essi Dio ci insegna alcune lezioni spirituali: Egli ha provveduto alla protezione contro ogni bufera. La vera bellezza del Tabernacolo era nascosta e ciò prefigurava il fatto che la gente del mondo non può vedere l’intima bellezza della Chiesa. Nel Tabernacolo vero e proprio non c’era alcuna luce naturale; così è necessario che coloro che sono membri della Chiesa dipendano, per avere guida e aiuto, dalla luce celeste.
Il tetto era formato da quattro coperture: La copertura in alto era fatta di pelli di tasso. Doveva trattarsi, probabilmente, di un materiale di colore scuro conciato come il cuoio e, sebbene non fosse bello in apparenza, esso aveva l’utilissima funzione di proteggere il Tabernacolo dagli agenti atmosferici. Le pelli di tasso parlano dell’umiliazione di Gesù e del Suo umile servizio. Sotto la copertura precedente ve ne stava una fatta di pelli di montone tinte di rosso. Il montone era un animale puro, che veniva offerto alla consacrazione dei sacerdoti, quindi parla di sofferenza, e si riferisce alla sofferenza che Gesù avrebbe patito. La copertura di pelle di capra. Essa rappresenta la cerimonia del Giorno dell’Espiazione, quando veniva offerto un sacrificio per i peccati della nazione. Quel giorno venivano offerti due capri, estratti a sorte: uno veniva offerto come sacrificio per il peccato e il suo sangue era portato nel luogo santissimo e asperso sul propiziatorio. L’altro, chiamato il capro espiatorio, veniva portato all’altare, dove il sacerdote confessava i peccati del popolo tenendo le mani sulla sua testa e, alla fine, veniva condotto fuori dal campo e lasciato libero nel deserto, per non fare più ritorno. In questa cerimonia e nel telo di pel di capra, sono raffigurati la sostituzione e il perdono: Gesù fu l’offerta per il peccato dell’uomo, con il Suo sangue Egli ha pagato il prezzo del riscatto ed ha portato definitivamente via tutti i peccati, affinché non fossero più ricordati. La copertura di pelli di delfino che proteggeva le tre altre.
Il candelabro d’oro (Esodo 25:31, 32, 37). Il candelabro era in oro battuto e il suo scopo era quello di dare luce. Dio aveva voluto che il luogo santo non fosse illuminato dalla luce naturale, ma dalla luce proveniente dal candelabro d’oro, che rappresenta la testimonianza del credente. Gesù è il candelabro d’oro; Egli si definisce “la luce del mondo” (Giov. 8:12). Ma il candelabro rappresenta anche i credenti, i quali costituiscono una parte del candelabro così come, nella similitudine della vite, essi sono i tralci. Cristo è il Capo, la Chiesa costituisce le Sue membra ed anch’Essa è chiamata ad essere luce nel mondo. Il candelabro era d’oro battuto, era massiccio ed era stato ricavato da un unico blocco, che aveva ricevuto sull’incudine colpi su colpi fino a renderlo sottile; quindi, era stato ripiegato su se stesso e battuto di nuovo, fino a quando aveva assunto la forma del bellissimo candelabro. L’oro lavorato col martello parla delle sofferenze subite da Gesù per poter raggiungere il posto di gloria che attualmente occupa. Anche i credenti, se vogliono partecipare alla gloria, devono essere disposti a partecipare alle sofferenze. La luce del candelabro doveva rischiarare il davanti del candelabro, cioè doveva illuminare quella parte della via che si percorreva, sempre protesi in avanti; invertire il cammino significa camminare nel buio. La via illuminata dal candelabro è la sola via che conduce alla via eterna, ogni altra via è tenebrosa e buia… conduce alla morte. Per poter risplendere era necessario che vi fosse dell’olio nelle sue coppe; per evitare che si esaurisse i sacerdoti avevano il compito di assicurarsi della presenza continua dell’olio. L’olio è un simbolo dello Spirito Santo, senza il quale non si può brillare nel mondo. Tutti i bracci avevano la stessa altezza; pur avendo talenti e capacità diverse, per Dio tutti i credenti hanno uguale valore. Il candelabro richiedeva una cura costante, l’olio doveva essere rifornito e gli stoppini spuntati. Le capacità e i talenti dei credenti sono come gli stoppini del candelabro, i quali spandevano la luce perché erano imbevuti d’olio: i talenti non devono servire in modo che l’ammirazione sia rivolta allo stoppino, ma al candelabro, cioè a Cristo. L’unica volta in cui lo stoppino richiama su di sé l’attenzione è quando non brucia come dovrebbe. Gli smoccolatoi e i porta-smoccolature erano usati per la manutenzione del candelabro. Il sacerdote se necessario spuntava anche gli stoppini; talvolta il Signore tratta i credenti in modo simile, affinché possano brillare per Lui in maniera più luminosa.
La tavola dei pani di presentazione (Esodo 25:23-25, 30). Questo arredo era di legno d’acacia ricoperto d’oro; è da notare come nel luogo santo predomina l’oro, in contrasto col rame del cortile. Ogni settimana venivano messi in forno dodici pani senza lievito e quindi posti sulla tavola, in due file di sei pani ciascuna. Questo era il “pane della presentazione”. Ciascuno dei dodici pani rappresentava una tribù d’Israele e su ciascuno di essi veniva posto dell’incenso “come una ricordanza”, cioè come segno che ogni tribù veniva ricordata al cospetto di Dio. Sulla tavola c’erano sempre dei pani a proclamare continuamente la verità che Dio ricorda il Suo popolo. I pani sono anche una figura di Cristo; Egli stesso ha affermato: “Io sono il pan della vita… se non mangiate la carne del Figliuol dell’uomo e non bevete il Suo sangue, non avete la vita in voi” (Giov. 6:48, 53). La tavola del pane della presentazione è una raffigurazione del nutrimento spirituale. Mentre il messaggio del candelabro è un’esortazione, per il credente, a irradiare la luce di Cristo intorno a sé, quello della tavola è un’esortazione a nutrire l’anima sua; infatti, per poter vivere la vita di Cristo, il credente ha bisogno della forza e della vita spirituale che provengono soltanto dalla comunione con Cristo e dalla partecipazione alla Sua natura. Nel pane si vede un bellissimo simbolismo. Esso deriva dal grano, che deve prima cadere nella terra e morire perché possa venire fuori una nuova e migliore vita; ecco qui raffigurati la morte, il seppellimento e la risurrezione di Cristo. Il frumento che viene macinato per ottenere la farina, parla di perfezione ottenuta attraverso la sofferenza: Gesù poté divenire il Pane della Vita soltanto perché fu disposto a farsi battere ed umiliare. La tavola non era fatta soltanto per ammirarne la bellezza, né il pane che vi stava sopra era una decorazione: perché i sacerdoti potessero trarne effettivo nutrimento dovevano mangiarlo. Non basta, quindi, ammirare ed apprezzare Cristo, ma il credente deve partecipare alla Sua natura affinché la Sua vita faccia parte della propria. Anche la Parola di Dio costituisce un mezzo di nutrimento. Se si vuole crescere spiritualmente, bisogna venire alla tavola e mangiare.
L’altare dei profumi (Esodo 30:1-3, 6-10). Questo altare è un tipo della preghiera. Il sommo sacerdote, ogni mattina e ogni sera, metteva dell’incenso sui carboni la cui fragranza, espandendosi verso l’alto, permeava il luogo santo. Mentre il messaggio del candelabro esorta a brillare della luce di Cristo e il messaggio della tavola esorta a nutrirsi della vita di Cristo, l’altare dei profumi incita alla preghiera. Esso parla di intercessione, cioè del ministerio celeste di Cristo che intercede continuamente per i credenti, e della preghiera, il ministerio dei credenti. Il fuoco per l’altare dei profumi veniva preso dall’altare di rame, nel cortile, ed anche questo adombra un significato: l’accostamento del credente a Dio deve sempre avvenire sulla base dell’espiazione avvenuta al Calvario, perché soltanto il sacrificio di Cristo rende efficaci le sue preghiere. Fra tutti gli arredi del luogo santo, l’altare dei profumi era quello più vicino al luogo santissimo; esso si ergeva proprio di fronte al velo che separava i luogo più santo di tutto il Tabernacolo. L’incenso che bruciava sull’altare dei profumi aveva un significato speciale: il suo odore, innalzandosi e profumando l’aria, stava a simboleggiare l’accettazione da parte di Dio. Egli, infatti, aveva voluto che questo incenso fosse speciale e ne aveva prescritto gli ingredienti, che dovevano essere usati solo per questo scopo. Se si vuole che le proprie preghiere siano efficaci, devono esserci certi elementi, come: fervore, sincerità, sottomissione, lode e adorazione. L’incenso veniva messo sui carboni accesi in momenti ben determinati, cioè alla sera e alla mattina, ma il profumo dell’incenso che bruciava saliva continuamente. È bene avere dei momenti stabiliti per la preghiera, ma il cuore del credente deve essere costantemente rivolto al Signore. Sull’altare dei profumi veniva offerto soltanto il sangue dell’espiazione; una volta all’anno, quando si uccideva un animale per i peccati dell’intera congregazione, parte del sangue veniva aspersa sui corni di questo altare. È bene essere certi che si abbia un altare purificato, ricordando sempre che soltanto il sangue di Cristo può purificarlo e rendere accettabile a Dio la preghiera dei Suoi figliuoli. |

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